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Le 10 domande illegali più frequenti durante un colloquio di lavoro

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Discriminatorie pertanto illegali: parliamo delle 10 domande illecite più frequenti poste durante un colloquio di lavoro.

Avere la possibilità di affrontare una selezione per un impiego è sicuramente una grande fortuna, soprattutto in tempi in cui la disoccupazione registra percentuali piuttosto scoraggianti; ciò non significa che l’intervistatore può addentrarsi nella nostra vita privata ponendo quesiti che esulano dalle competenze e capacità strettamente correlate alla posizione da ricoprire.

In fase di selezione titolari e responsabili delle risorse umane cercano invece di ottenere quante più informazioni possibili per poter successivamente valutare un’eventuale assunzione; spesso la strategia include una serie di domande di carattere strettamente personale, che non hanno nessuna relazione con la tipologia di impiego, almeno apparentemente.
In realtà tutto ciò che riguarda la vita privata di un candidato può essere utile per comprendere l’impegno che questo stesso è disposto a garantire in futuro, anche e soprattutto fuori dall’orario di lavoro.

Ma entriamo nel dettaglio della questione e scopriamo quali sono i quesiti scorretti che non dovrebbero mai porti durante un colloquio di lavoro.

Domande illecite: le 10 più frequenti

  1. Sei sposato?
    E’ uno dei quesiti più classici, apparentemente ingenuo, ma che nasconde una finalità tutt’altro che corretta, soprattutto quando viene posta ad una donna.
    L’intento è quello di carpire la probabilità di una gravidanza, che ovviamente comporta una serie di obblighi, purtroppo poco ‘piacevoli’, per un’azienda.
  2. Hai figli? Come pensi di gestirli?
    Spesso accompagnano la prima domanda, altre volte la sostituiscono.
    Si tratta di un’informazione che riguarda la sfera privata del candidato ma che ‘serve’ al selezionatore per comprendere l’impegno e la disponibilità che una donna (la domanda è nella maggioranza dei casi posta al sesso femminile) potrebbe garantire all’azienda in riferimento a straordinari, trasferte ecc.
  3. Quali festività segui?
    Si tratta di una domanda che può avere un senso in particolari ambiti lavorativi, ma che in altri casi potrebbe essere considerata inopportuna e potenzialmente discriminatoria.
    Non a caso lo Statuto dei Lavoratori prevede il divieto di  informarsi sull’orientamento religioso di candidati e dipendenti.
  4. Da quale nazione provieni?
    A meno che non sia finalizzata a verificare l’autorizzazione a lavorare in un determinato Paese la domanda potrebbe nascondere intenti razzisti e discriminatori; dovrebbe in tal caso essere il candidato a comprendere l’effettivo intento del quesito e rispondere di conseguenza.
  5. Sei disabile? Hai mai sofferto di disabilità?
    Anche in questo caso la domanda potrebbe risultare discriminatoria.
  6. Sei mai stato arrestato?
  7. Hai debiti?
    Le finanze personali o comunque la situazione economica e patrimoniale sono dati che non hanno valore ai fini di un’assunzione, a meno che non interferiscano con la posizione lavorativa.
  8. Bevi alcol?
    E’ una domanda che fa riferimento alla sfera privata del candidato ma può avere un senso nel caso in cui il ruolo da ricoprire presuppone ad esempio la guida di un veicolo.
  9. Quando è stata l’ultima volta che hai fatto uso di droghe illegali?
    Come per le precedenti domande non è rilevante ai fini di un’assunzione.
  10. Da quanto tempo lavori?
    Per quanto la maggior parte degli annunci di lavoro richiedano candidati compresi in una determinata fascia di età, risultando pertanto discriminatori, durante un colloquio tale quesito dovrebbe essere evitato.

Conclusioni: come rispondere alle domande illecite

Per concludere cerchiamo di capire come rispondere, o non rispondere affatto, ad una o più domande illegali senza compromettere l’esito del colloquio di lavoro.

Innanzitutto, qualunque sia la nostra strategia è importante mantenere la calma, evitare scatti di ira e di alzare la voce; l’educazione prima di tutto!

Un possibile approccio è quello di evitare di rispondere, facendo notare, in maniera cortese, che la domanda non è attinente alla posizione professionale per la quale ci si candida.

Una strategia decisamente più ‘furbetta’ è quella di rispondere alla domanda, posta in maniera indiretta per carpire predisposizioni e disponibilità future, con quello che esattamente l’esaminatore intende sapere.
In altre parole bisognerebbe comprendere il secondo fine del quesito e rispondere in maniera chiara senza troppi giri di parole.
Un esempio:

  • Domanda: ‘hai figli?
  • Risposta: ‘sono disponibile a trasferte, straordinari, prolungamento occasionale dell’orario di lavoro’.

Nel caso specifico in cui la domanda illegale riguarda l’età del candidato, rivolta evidentemente a sottolineare  l’inesperienza dei giovani o la scarsa propensione dei più attempati all’utilizzo delle moderne tecnologie, la risposta potrebbe in entrambi i casi essere rivoltata a proprio favore.

Nel caso dei giovani l’inesperienza è colmata da attitudini decisamente più innovative, sia a livello pratico che teorico, e da una maggiore e più veloce capacità di apprendimento.

Nel caso di candidati anagraficamente più anziani la risposta potrebbe focalizzarsi su due elementi di grande valore: esperienza e affidabilità.

E tu come ti comporteresti di fronte a una domanda ‘illecita’?; cosa risponderesti all’esaminatore?

 

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