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Memoria dichiarativa: che cos’è e a cosa serve

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Hai mai sentito parlare di memoria dichiarativa? Sai cos’è, come funziona e a cosa serve?

In questo articolo il blog di Unicusano Pisa cercherà di spiegarti concetti come  memoria a breve termine e memoria a lungo termine; analizzerà la differenza tra memoria esplicita e memoria implicita; illustrerà il funzionamento di memoria dichiarativa e memoria procedurale.

Se sei uno studente di psicologia con l’esigenza di approfondire la materia o se per curiosità o cultura personale desideri conoscere le varie tipologie di memoria allora sei nel posto giusto.

Dopo aver letto questo post avrai una panoramica più chiara sull’argomento.

Prima di addentrarci in spiegazioni, funzionamenti e dinamiche relative alla memoria dichiarativa  dobbiamo necessariamente partire dalla definizione di ‘memoria’.

Prendiamo spunto dal web.

Il sito della Treccani la definisce così: “la memoria è in generale la capacità, comune a molti organismi, di conservare traccia più o meno completa e duratura degli stimoli esterni sperimentati e delle relative risposte; in particolare con riferimento all’uomo il termine indica sia la capacità di ritenere traccia di informazioni relative a eventi, immagini, sensazioni, idee, ecc. di cui si sia avuto esperienza e di rievocarle quando lo stimolo originario sia cessato…

Wikipedia invece definisce la memoria come “la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale”.

Sintetizzando in una frase semplice e concisa potremmo dire che la memoria è la capacità della mente di conservare elementi ed esperienze del passato e di rievocarle successivamente.

Secondo la neurologia e le scienze cognitive esistono diverse classificazioni, piuttosto specialistiche.
Utilizzando il criterio della durata, nel 1968 Atkinson e Shiffrin distinsero due tipologie di memoria:

  • memoria a breve termine (MBT): trattiene le informazioni per un tempo piuttosto breve, solitamente una decina di secondi, a meno che non si utilizzino strategie per fissarle nella memoria a lungo termine.
  • memoria a lungo termine (MLT): conserva informazioni per un tempo variabile che generalmente va a da qualche minuto a diversi anni.

Nel 1985 Graf e Schacter hanno suddiviso la memoria a lungo termine in memoria dichiarativa o memoria esplicita e memoria procedurale o memoria implicita.

Entriamo nel cuore del nostro post per comprendere le differenze.

Cos’è la memoria esplicita o dichiarativa

E’ la memoria che consente di ricordare nomi di cose, nomi di persone e luoghi. E’ anche detta dichiarativa perché le informazioni in essa contenuta possono essere rievocati volontariamente, sia verbalmente che non verbalmente.

La memoria esplicita contiene gli episodi verificatisi nella vita di ciascuno di noi e tutto ciò che può essere descritto consapevolmente; può essere a sua volta suddivisa in: memoria episodica, memoria semantica e memoria emozionale.

La memoria episodica immagazzina fatti di vita, eventi e informazioni che fanno riferimento ad un determinato arco temporale. Potremmo definirla memoria autobiografica in quanto conserva parte del nostro passato.

Quattro le fasi di cui ha bisogno la memoria episodica:

  • Codificazione: ovvero quel fenomeno che attraverso una concentrazione particolare su un’informazione o un’esperienza consente di immagazzinarle.
    E’ piuttosto palese che non siamo soliti ricordare tutto ciò che accade nella nostra quotidianità, ma ne ricordiamo soltanto una parte.
    La parte di informazioni che ricordiamo dipende da una serie di fattori come ad esempio la frequenza (ripetizione) e l’intensità dello stato emotivo.
  • Consolidamento: l’esperienza o l’informazione per essere immagazzinata e conservata deve essere consolidata, talvolta attraverso la ripetizione.
    Il processo di consolidamento in alcuni casi non è necessario; ciò accade quando ad esempio l’evento è causa di un’emotività molto forte, sia da un punto di vista positivo che negativo, pertanto rimane come traccia nella memoria senza aver bisogno di essere consolidato.
  • Conservazione: processo cellulare che consente di immagazzinare le informazioni prima consolidate e poi consolidate.
  • Recupero: le informazioni conservate possono poi essere ripescate e ricostruite.

La memoria semantica custodisce tutte le nostre conoscenza, in particolare significati e simboli e relative relazioni; detto in altre parole si tratta del nostro bagaglio culturale.

La memoria emozionale è costituita dagli eventi che in qualche modo hanno coinvolto la sfera emozionale  e che siamo in grado di descrivere.

memoria esplicita

Cos’è la memoria implicita o procedurale

E’ la memoria a cui ricorriamo nel momento in cui dobbiamo eseguire una perfomance.
Non è accessibile in maniera consapevole e non è verbalizzabile.

La memoria implicita prevede una modalità attraverso la quale il mantenimento dell’informazione non è intenzionale; non dipende da processi consci, non richiede una ricerca di tracce mnemoniche per cui ad essa non possiamo accedere consapevolmente.

Si tratta di una memoria che si instaura lentamente, attraverso la ripetizione e sotto forma di prestazioni.
Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando prendiamo in esame l’esempio della lettura.
Quando ci troviamo di fronte a un testo da leggere ripeschiamo in maniera automatica le informazioni necessarie per svolgere tale attività.
L’esperienza a cui si ricollega la memoria in maniera inconsapevole non è verbalizzabile.

La memoria implicita si ricollega a diverse tipologie di apprendimento:

  • Priming: capacità di identificare uno stimolo percettivo o semantico a cui si è stati esposti in precedenza a livello subliminale, e che può essere riconosciuto le volte successive senza consapevolezza.
  • Memoria procedurale: consiste in esperienze di natura motoria o cognitiva che portano all’acquisizione di comportamenti motori automatici, come ad esempio l’andare in bici; si tratta di quelle azione che vengono compiute quotidianamente (lavarsi, vestirsi, fare sport) senza che raggiungano il livello di coscienza.
  • Memoria emotiva e affettiva: immagazzina le esperienze e le vicende della vita che implicano un coinvolgimento emozionale/affettivo.
    Nella memoria emotiva rientrano: le prime relazioni instaurate da un bambino, con i genitori e con l’ambiente circostante; le esperienze sensoriali percepite dall’esterno e memorizzate.

Differenze tra memoria esplicita e memoria implicita

La memoria esplicita è una forma di memoria consapevole; la memoria implicita è inconscia.

La memoria esplicita richiede il recupero di esperienze passate; quella implicita si rivela in maniera automatica e non consapevole.

La memoria dichiarativa (esplicita) si esprime a parole, la memoria procedurale si esprime attraverso le azioni.

La memoria, il funzionamento e le varie tipologie rientrano nel piano di studi del corso di laurea magistrale in ‘psicologia clinica e della riabilitazione’, e più precisamente rappresentano oggetto di approfondimento della materia neurobiologia dei processi cognitivi.

La memoria dichiarativa e lo studio

L’attività di apprendimento di uno studente universitario, considerando la mole di informazioni che è costretto ad immagazzinare per superare un esame, è piuttosto impegnativa.

Dopo aver letto il nostro post avrai sicuramente compreso che la memoria dichiarativa è quella che interviene nello studio.

Ma come si fa a migliorare la memoria a lungo termine esplicita?

Molto semplice: allenando il cervello e mantenendolo in buona salute.

Per migliorare la funzionalità cerebrale bisogna innanzitutto seguire una dieta alimentare sana ed equilibrata, possibilmente ricca di omega3, notoriamente utili per la salute del cervello.

Riveste il suo ruolo importante anche l’esercizio fisico, che apporta ossigeno al cervello e combatte i disturbi che ostacolano le performance della memoria.

Capacità di concentrazione e memoria dipendono in gran parte anche da una buona qualità del sonno. Da alcuni studi scientifici è emerso che la carenza di sonno può creare danni alle performance mnemoniche.

Tra i nemici più acerrimi della corretta funzionalità del cervello anche lo stress, capace di danneggiare l’area nella quale avviene la formazione di nuovi ricordi e il recupero di quelli vecchi.

Sappiamo bene che lo stile di vita frenetico a cui siamo sottoposti contribuisce ad innalzare i livelli di stress, e sappiamo anche che abbassarli non è affatto semplice.
Un valido aiuto in tal senso viene da attività come lo yoga e la meditazione.

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