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Terapia del dolore: quello che c’è da sapere

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Cos’è la terapia del dolore? A cosa serve? Come funziona? Sai che il diritto a non soffrire è disciplinato da una legge?

Per quanto in Italia l’approccio terapeutico di tipo antalgico è ancora poco considerato e diffuso, la tematica merita di essere approfondita, o quanto meno conosciuta.

A chi desidera accedere professionalmente al campo dell’algologia e a chi sta valutando la possibilità di alleviare una personale situazione di disagio dovuta al dolore cronico, consigliamo di spendere cinque minuti nella lettura di questo post.

L’Università Telematica Niccolò Cusano di Livorno, attraverso questo articolo, intende fornire una panoramica completa, chiara e sintetica sull’argomento, analizzandone i vari aspetti.

Prima di addentrarci nel cuore del nostro post è importante familiarizzare con il concetto di ‘dolore’, attraverso il quale sarà poi più semplice comprendere la terapia ad esso rivolta.

L’Associazione Internazionale per lo studio del dolore, identificata con l’acronimo IASP (International Association for the study of Pain), fornisce in merito la seguente definizione:

“esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno. È un’esperienza individuale e soggettiva, cui convergono componenti puramente sensoriali (nocicezione), relative al trasferimento dello stimolo doloroso della periferia alle strutture centrali, e componenti esperienziali e affettive, che modulano in maniera importante quanto percepito”

Si tratta quindi di un sintomo che indica, in linea generale, che qualcosa non va e che potrebbe esserci una patologia in corso.

Il dolore può essere:

  • Acuto: definito ‘utile’ in quanto permette la diagnosi e la cura di una lesione tissutale localizzata e limitata nel tempo; la sua causa è solitamente chiara (legata ad esempio ad un intervento chirurgico, a un trauma o a una patologia infettiva) e tende a diminuire con la guarigione.
  • Cronico: inutile in quanto difficile da eliminare definitivamente; può però essere curato e/o alleviato attraverso tecniche e farmaci adeguati.
    E’ un dolore associato a malattie che seguono un andamento cronico (metaboliche, reumatiche oncologiche ecc.) ed è quasi sempre accompagnato da una componente emozionale che deriva dalle limitazioni fisico-sociali del paziente.
    Richiede un approccio globale, nell’ambito del quale è richiesto l’intervento terapeutico di differenti profili specializzati.
  • Procedurale: associato a indagini diagnostiche e terapeutiche. E’ accompagnato da ansia e paura.

Ora che abbiamo chiarito il concetto di dolore passiamo alla terapia.

Cos’è

La terapia del dolore è quindi un approccio, di tipo terapeutico, che mira a identificare, analizzare, valutare e trattare, nella maniera più efficace, il dolore cronico.
La finalità a cui tende tale tipologia di approccio è il miglioramento della qualità della vita del paziente.

Wikipedia la definisce così:

“L’algologia, o terapia antalgica, detta anche terapia del dolore o medicina del dolore, consiste nell’approccio terapeutico e scientifico al trattamento del dolore”

La definizione è ampliata con la seguente spiegazione:

“il dolore rende spesso il soggetto inabile, sia da un punto di vista fisico sia emotivo. Il dolore acuto relativo a un trauma fisico è spesso reversibile naturalmente. Il dolore cronico, invece, generalmente è causato da condizioni solitamente difficili da trattare”

Oggetto della terapia è il dolore cronico, dal quale derivano non soltanto danni fisici ma talvolta anche psicologici, sociali ed economici; le conseguenze risultano fortemente debilitanti per cui si parla di vera e propria patologia.

Origini

La nascita della medicina del dolore è legata al nome di John Bonica, wrestler professionista e anestesista.

In seguito alle problematiche fisiche provocate dalla pratica dello disciplina sportiva, Bonica ha iniziato a riflettere sul dolore.
Il wrestler, dopo aver subito 18 interventi e aver visto la moglie quasi morire per un’anestesia sbagliata, decide di studiare il dolore e le sindromi da esso provocate.
Ricerche e studi lo conducono al concepimento di un approccio multidisciplinare finalizzato a gestire le condizioni ‘dolorose’.

Il suo interesse si è focalizzato su tre campi dell’anestesia:

  1. Algologia ostetrica
  2. Algologia correlata a dolore cronico
  3. Anestesia locale e totale

Ha fondato una clinica e ha scritto quello che oggi è considerato ‘il manuale’ per eccellenza della terapia antalgica, ‘The Management of Pain’, il libro il cui titolo in italiano diventa ‘Il trattamento del dolore’.

La legge

Non tutti sono a conoscenza del fatto che in Italia esiste una legge ‘anti-dolore’ che sancisce il diritto, per l’individuo affetto da sofferenza cronica, ad accedere alla terapia del dolore e alle cure palliative.

A ciò bisogna aggiungere che, nel nostro Paese, sono ancora pochi i medici che consigliano ai propri pazienti di rivolgersi a centri specializzati.

La tematica, per chi volesse approfondirla, è disciplinata dalla legge 38 del 2010.

Come funziona

La terapia del dolore cronico parte dall’identificazione del tipo di sofferenza per arrivare a definire il trattamento più idoneo ad alleviarlo.

L’approccio è di tipo multidisciplinare – polispecialistico anche se il profilo specializzato che si occupa di tale terapia è storicamente identificato nella figura dell’anestesista.

Il trattamento, a seconda delle sintomatologie, prevede approcci farmacologici e/o non farmacologici.

I farmaci

Le tipologie di farmaci utilizzate nella terapia in oggetto dipendono dall’intensità e dalla natura del dolore.

La terapia antalgica si basa essenzialmente sulle seguenti classi di farmaci, che potremmo identificare come le principali:

  • FANS
  • Antidepressivi
  • Antiepilettici
  • Anticonvulsivanti
  • Analgesici oppioidi
  • Anestetici locali

Le tecniche non farmacologiche

Al trattamento del dolore cronico con i farmaci sono talvolta affiancate terapie non farmacologiche, tra le quali:

  • Massaggi
  • Fisioterapie
  • Radioterapie
  • Crioterapie
  • Agopuntura
  • Tecniche psicologiche – cognitive – comportamentali – di rilassamento

terapia antalgica

Quando si applica

La medicina del dolore e le terapie correlate trovano applicazione in svariati e numerosi casi. Le sintomatologie più comuni per le quali è utilizzata sono legate all’artrosi, alla lombalgia, al mal di schiena, alle deformazioni scheletriche e alle cefalee.

Trova un riscontro positivo, per quanto possibile, anche durante i trattamenti oncologici relativi agli ultimi stadi della malattia. In tal caso la terapia è finalizzata ad alleviare la sofferenza dei malati terminali.

Opportunità e sbocchi lavorativi

Il settore afferente l’emergenza sanitaria si presenta attualmente complesso, sia a livello organizzativo che strumentale, per cui palesa l’esigenza di personale infermieristico altamente specializzato.

A chi desidera acquisire le competenze idonee per operare nell’area critica consigliamo il master
post-laurea di I livello in “Area critica ed emergenza sanitaria” afferente alla Facoltà di Scienze della Formazione.

Il programma del master prevede lo studio e l’approfondimento delle seguenti materie:

  • Epidemiologia: metodi di analisi, gestione dei processi assistenziali e sviluppo di qualità in area critica e nell’emergenza.
  • Evidenza scientifica: ricerca e formazione nell’assistenza infermieristica in area critica e nelle emergenze.
  • Aspetti medico-legali nell’ambito di situazioni/contesti infermieristici.
  • Gestione delle emergenze: aspetti legati alle segnalazioni provenienti da organi quali Polizia, Protezione Civile e 118.
  • Assistenza infermieristica in area critica ospedaliera.
  • Assistenza infermieristica nell’emergenza e urgenza intra ed extra ospedaliera.
  • Terapia del dolore e cure palliative
  • Diagnostica per immagini

Al termine del master il corsista avrà acquisito la professionalità necessaria per svolgere le seguenti mansioni:

  • Progettare processi assistenziali, espletati attraverso l’assistenza infermieristica, focalizzati su problematiche di salute e sulle esigenze specifiche degli individui in area critica dell’emergenza sanitaria ospedaliera e territoriale (mezzi mobili di soccorso, 118, centrali operative, rianimazioni polivalenti ecc.).
  • Gestire e coordinare in maniera efficiente risorse umane e strumentali, al fine di garantire un’assistenza personalizzata, allineata e rispondente alle esigenze della persona in condizioni critiche/acute.
  • Prendere parte ad attività di ricerca.
  • Progettare e gestire processi finalizzati al miglioramento della qualità.

Sarà inoltre in grado di utilizzare gli strumenti più innovativi e complessi in ambiti multidisciplinari.

Tra gli obiettivi del percorso formativo anche lo sviluppo delle capacità di integrazione, requisito fondamentale per la sinergica cooperazione con gli altri professionisti del settore.
Il know how fornito dal master garantisce la specializzazione idonea ad offrire consulenza ai profili che direttamente o indirettamente interagiscono nel medesimo ambito operativo.

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